Ascolto una canzone dei placebo e ritorno un po' indietro nel tempo...
a momenti confusi e contraddittori, dove bastava uno sguardo a far crollare muri innalzati con tanta cura...
era un tempo non tempo, dove le idee si tramutavano in parole che facevano un gran casino e che sembravano improvvise secchiate d'acqua in faccia .
Emozioni simili a mine vaganti che esplodevano senza alcun preavviso ma traboccanti di verità e per questo idee libere.
Quando si comincia ad aver paura di ciò che si pensa, si è di fronte ad un malessere enorme e più che colpevolizzare se stessi, si tende a colpevolizzare chi dall'altra parte non riesce a comprendere.
Ci sono linguaggi differenti anche se le parole sono le stesse...
e oggi sono giunta alla conclusione che per quanto ci si sforzi di comprendere quelli diversi dal nostro, rimaniamo pur sempre ancorati a quello che conosciamo meglio...
ho sempre detestato le buone maniere,quella forzatura che il genere umano utilizza per far sì che la società risulti accogliente. L'idea che la buona educazione si manifesti solo se conserviamo in ogni cosa che diciamo, la forma....
qualche tempo fa ero proprio io ad accusare qualcuno della mancanza di questa, in realtà, avevo bisogno della forma, perchè avevo paura della verità, non avevo abbastanza coraggio per osservare la realtà.
Abbiamo bisogno di dolcificanti per ascoltare delle cose...
abbiamo bisogno di rimuovere per non ascoltare il rumore del dolore..
in fondo non vogliamo sentire, perchè alle volte ci sentiamo così persi e così vuoti da non voler correre il rischio di sprofondare...
chissà se queste mie parole a qualcuno risulteranno familiari, o se in realtà sono l'unica a cui capita alle volte si sentirsi così viva e spenta allo stesso tempo.
Questa sera disquisivo con una mia cara amica sui vari generi cinematografici e su quelli che preferiamo maggiormente.
Da grande cinica quale appaio, mi sono accorta che amo profondamente la vita perchè nonostante i miei occhi siano abituati da sempre ad osservare la realtà che mi circonda, e che non mi piace, dentro di me c'è una porzione di sogno che resta perennemente attiva... si nutre di piccoli gesti, di sorrisi, di sguardi e parole non dette , ed è nel sogno che in fondo mi sono sempre rifugiata.
Il dolore mi spaventa perchè ha il potere di indebolire la gioia di vivere e crescendo, mi accorgo che anche la routine ha lo stesso effetto, con l'unica differenza che il primo è spesso devastante, l'altro è lento e strisciante.
La mia paura resta sempre la stessa ....
vivere anni e anni immersa in un'alienazione priva di senso...
movimenti quotidiani identici e tristi...
sorrisi che perdono consistenza...
occhi che non hanno più luce e che anziché accogliere, attraversano...
io ho paura di perdermi in una normalità che non mi appartiene, perchè la follia è la pura espressione di ciò che siamo e chi di sé l'ha conosciuta sa che è un'energia potente e travolgente che rende artisti perchè capaci di creare ...
viviamo in un mondo dove la politica si avvale della televisione per spegnere i cervelli.
Leggiamo poco e se non abbiamo la fortuna di fare il lavoro che sognavamo da piccoli, la sera qualche volta ci capiterà di chiudere gli occhi con una strana sensazione di insoddisfazione .
Le persone che ci sono accanto e che amiamo, allietano le nostre giornate con le loro parole e con i loro gesti pieni d'affetto, ma noi non siamo gli altri e non cambiamo in base a ciò che abbiamo all'esterno e rimanere soli ci fa paura perchè non sappiamo nutrirci di ciò che ci offre il nostro mondo interiore.
Siamo affamati e insaziabili...
non abbiamo bisogno dell'amore ma delle persone ...
l'amore è in ogni cosa che vediamo, che tocchiamo, che ascoltiamo...
a molti non basta. La condivisione di emozioni rende tutto più sensato perchè non vogliamo sentirci soli...
questo è quello che penso.
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