lunedì 2 febbraio 2009

A volte ho come la sensazione di sprofondare in una malinconia che non ha tempo, né ragione. È devastante, ma solo in questo modo riesco ad entrare in contatto con me stessa.
Un mondo meravigliosamente complesso.
Una città fantasma piena di vicoli che profumano di viole.
In sottofondo una fisarmonica....
In lontananza una casupola con un dondolo e una bambina che si diverte a fare il bagno in un enorme secchio come fosse una bellissima piscina.
Emozioni che esplodono dentro come tante piccole mine e occhi dai quali traboccano lacrime che hanno sapore.
A ventitré anni ho accolto me stessa e mi sento felice. Un cerchio che si chiude. Come qualcosa che finalmente si compie.
Raramente ho vissuto con estrema intensità le “cose”. Avevo paura di sentire. Avevo paura di rischiare che mi volassero via tra le mani all'improvviso, e così ho sempre preferito trattarle con quel tanto di distacco che basta per non farmi troppo male al momento della caduta.
Solo quando si “dimentica” la possibilità di perdere le cose a cui teniamo riusciamo ad amare realmente e profondamente , solo quando si fa spazio dentro di noi la consapevolezza che in realtà nulla ci appartiene veramente le emozioni si sbloccano e noi acquistiamo la libertà...

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