lunedì 4 ottobre 2010

Oggi è stata una giornata difficile 
difficile è stato il controllo che ancora una volta ho dovuto affliggere a me stessa per evitare che si intravedesse l'ansia che mi ha tenuto sveglia per non so quante  notti 
difficile per la prova che ho dovuto sostenere e per cui mi sono impegnata tanto pur trattandosi di lavoro, di un lavoro che non avrei scelto, ma che faccio meglio di qualsiasi altra cosa
Ho dormito fino alle 8.30.ho cominciato a fissare il pc dell’ufficio intorno alle  9:00
 Eppure ho come la sensazione di  non riposare da mesi, o forse da anni...
La mia giornata lavorativa è terminata alle 19:30.
10 ore di lavoro, pari a 10 ore di tensione costante. 
Sono ridotta una pezza. Sono stanca e per nulla felice dell'energia che distribuisco come se sgorgasse da fonte inesauribile. 
In realtà so che non è così, e che me ne sto semplicemente approfittando. 
Trascorro le mie giornate per lo più a stomaco vuoto. 
I nervi mi tengono in piedi meglio di qualsiasi carboidrato, ogni muscolo del mio corpo è carico di adrenalina e tutto è volto al raggiungimento di un obbiettivo. 
Un obbiettivo aziendale, e tutt'altro che personale..
Parlo raramente del mio lavoro. 
Tant’è che in questo instante chiudo la parentesi. 
Sono rientrata a casa, ho cenato ( finalmente ) e adesso sono qui a scrivere di niente..
Ma poco prima ho dato un’occhiata veloce alle mail  e tra poche ,una mi chiedeva l’adesione  per l’espulsione immediata di due studentesse “ucraine” che hanno sezionato un cane sul loro  tavolo da cucina e che hanno pubblicato questa divertentissima giornata su  you tube. Il calderone di tutto e di niente. 
Quanto schifo fa tutto questo?
Si parla di sistema, di governi, di differenze geografiche , culturali, di educazione e di chissà quanto altro ancora.
Ogni grande esperto  ricerca una causa troppo lontana.. 
E intanto mentre psicologi, criminologi, e animalisti si interrogano, 
mentre in tv si discute e si partecipa ad interessanti  dibattiti inviando un semplice sms al numero x, 
tutto va come Non dovrebbe andare. 
Spesso guardandomi intorno vorrei che ogni cosa venisse risucchiata, e che la voragine inghiottisse il rumore che mi assilla  e che mi porta a camminare senza sapere dove sto andando. 
Chi sono io per augurarmi tutto questo ?
Nessuno. 
Probabilmente valgo meno di zero, ma vestendo gli abiti della presunzione, in una porzione di mondo dove ci si confronta con gli zeri, io mi sento migliore di molti altri. 
E non per quello che so fare, ma per quello che non so dire. 
Le mie parole non fanno male.
E l’aggressività che sento implodermi dentro è solo la chiara consapevolezza di impotenza verso tutto ciò che a molti sfugge ma che io invece assorbo come spugna.
Forse se la smettessi di fingere che va sempre tutto bene, qualcosa comincerebbe a muoversi. 
Ma cos’è che voglio smuovere ?
Forse tutto sta andando come deve andare, e com’è sempre andato. 
Forse dovrei solo vivere come vivono in molti.
Forse mi basterebbe indossare dei paraocchi e guardare solo quello che ho di fronte.
Ma che vita sarebbe?
Come posso accontentarmi di provare una felicità che è circoscritta alle mura di casa ?
Ho il timore di non riuscirci...

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