mercoledì 20 febbraio 2013

Fare e strafare per poi anticipare sempre e comunque l'esito finale :“ non è abbastanza”
ho quasi trent'anni e nel mio curriculum non c'è ancora nulla in cui sia riuscita . È un continuo affanno per accaparrarmi il giudizio migliore; e quando questo risulta essere incostante o addirittura contrario al mese precedente, cado in pezzi come un prezioso vaso di ceramica.
Se vi fosse un premio per il proprio “cuore” l'avrei già vinto , ma non sarebbe questo a permettermi di pagare il fitto alla fine del mese . E allora cerco di tenermi stretto ciò che ho, amandolo, odiandolo e soffrendo per non saper fare abbastanza, in circostanze che sembrano non dipendere unicamente dal mio volere.
Io che non ho vita perchè ho barattato la mia libertà con la coscienziosità di esserci anche quando la barca affonda.
Non è perdere quello che ho a spaventarmi, quanto avere ciò che ho senza meritarlo veramente.
E intanto tutto scorre , così come gli anni …
mentre sono concentrata a fare di meglio.
Ma ammettere forse che non ne sia portata non semplificherebbe il tutto ?
Un semplice errore di valutazione. Lo capirei . Del resto ne sono sempre stata consapevole anche nel frattanto che il mondo mi diceva che mi stavo sbagliando.
Sono stanca. Stanca di dipendere dalle mie emozioni .
Mi sento un puzzle … c'è qualcuno che lo disfa e lo ricompone da capo ogni volta. Sembro non prendere mai l'immagine per cui sono stata acquistata.
Una vita monotona sarebbe peggio
una vita monotona sarebbe meglio?
Ho imparato tanto da quello che faccio ma i risultati dove si sono nascosti?
È sempre una vittoria mutilata. E tutto questo è pesante.
Non discuto o rinnego quello che ho , ma il “perchè” ho quello che ho.
Se dovessi giudicarmi mi boccerei. L'avrei già fatto mesi addietro.

Nessun commento:

Posta un commento