Fare
e strafare per poi anticipare sempre e comunque l'esito finale :“
non è abbastanza”
ho
quasi trent'anni e nel mio curriculum non c'è ancora nulla in cui
sia riuscita . È un continuo affanno per accaparrarmi il giudizio
migliore; e quando questo risulta essere incostante o addirittura
contrario al mese precedente, cado in pezzi come un prezioso vaso di
ceramica.
Se
vi fosse un premio per il proprio “cuore” l'avrei già vinto ,
ma non sarebbe questo a permettermi di pagare il fitto alla fine del
mese . E allora cerco di tenermi stretto ciò che ho, amandolo,
odiandolo e soffrendo per non saper fare abbastanza, in circostanze
che sembrano non dipendere unicamente dal mio volere.
Io
che non ho vita perchè ho barattato la mia libertà con la
coscienziosità di esserci anche quando la barca affonda.
Non
è perdere quello che ho a spaventarmi, quanto avere ciò che ho
senza meritarlo veramente.
E
intanto tutto scorre , così come gli anni …
mentre
sono concentrata a fare di meglio.
Ma
ammettere forse che non ne sia portata non semplificherebbe il tutto
?
Un
semplice errore di valutazione. Lo capirei . Del resto ne sono sempre
stata consapevole anche nel frattanto che il mondo mi diceva che mi
stavo sbagliando.
Sono
stanca. Stanca di dipendere dalle mie emozioni .
Mi
sento un puzzle … c'è qualcuno che lo disfa e lo ricompone da capo
ogni volta. Sembro non prendere mai l'immagine per cui sono stata
acquistata.
Una
vita monotona sarebbe peggio
una
vita monotona sarebbe meglio?
Ho
imparato tanto da quello che faccio ma i risultati dove si sono
nascosti?
È
sempre una vittoria mutilata. E tutto questo è pesante.
Non
discuto o rinnego quello che ho , ma il “perchè” ho quello che
ho.
Se
dovessi giudicarmi mi boccerei. L'avrei già fatto mesi addietro.
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